Truffa carte di credito: primi arresti
pubblicata: marted́ 17 luglio 2007

Le segnalazioni si moltiplicavano in rete da mesi, utilizzando i colori rassicuranti delle pagine di Poste Italiane.
26 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti dei phisher e dei loro complici, 18 italiani e 8 cittadini dell'Est europeo, considerati implicati nel reato di associazione a delinquere. Questo l'esito dell'operazione Phish & Chip, coordinata dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Milano.

Il cracker 22enne che coordinava le organizzazioni ha ammesso di essersi spacciato per consulente informatico esperto nel prevenire le frodi. Alcuni dei membri delle organizzazioni, per la maggior parte italiani reclutati nell'area di Milano, si dedicavano all'acquisto di “carte Postepay” e all'attivazione di conti correnti "di servizio", presso i quali far confluire il denaro movimentato con le frodi. Carte Postepay per ottenere le quali i vertici delle organizzazioni offrivano agli accoliti corrispettivi pari a dieci volte il costo minimo di attivazione.

Previa registrazione di domini all'estero, e costruzione di siti che ricalcavano quelli ufficiali degli istituti di credito, avveniva l'invio a tappeto di email contraffatte.

Sotto mentite spoglie - il mittente figurava come info@poste.it - i membri dell'organizzazione criminale invitavano tutti i destinatari, alcuni dei quali correntisti, a seguire un link nel quale si richiedeva di comunicare i propri dati, inserendoli in appositi form.

I più apprensivi e sprovveduti correntisti si sono precipitati sui siti artefatti, fornendo utenza, password e credenziali relative alla carta prepagata o al conto, assicurando ai truffatori la propria identità e i propri risparmi.

Nel giro di pochi minuti, ad esempio, sono stati sottratti 65mila euro dai conti di tre correntisti Bancoposta del milanese. Poste Italiane ha denunciato transazioni fraudolente per un totale di 830mila euro, movimentati a mezzo bonifici e ricariche tra febbraio e gli inizi di maggio 2007.

Per trasformare in denaro sonante ciò che si depositava sui conti senza incappare nelle soglie previste nel caso di prelievi presso sportelli bancomat e senza costringersi ad acquisti superflui, l'organizzazione si avvaleva di un meccanismo arguto. I suoi membri, in veste di giocatori d'azzardo, acquistavano fiches per il massimo valore consentito presso casinò italiani e esteri. Nei casinò greci, addirittura, prospettava un membro dell'organizzazione, si sarebbero potuti prosciugare i conti senza limitazioni, ottenendo denaro contante che avrebbe fatto perdere le sue tracce in conti esteri di società offshore.

E’ emerso dalle indagini che alcuni dei membri operavano clonando carte di credito e compivano sovente trasferte all'estero, dilettandosi nelle truffe ad istituti di credito locali, approfittando dei monitoraggi più laschi sulle transazioni operati durante i weekend.